La responsabilità condivisa

Respect For Runners nasce con un obiettivo preciso: valorizzare eventi che garantiscono rispetto concreto ai partecipanti.
Accoglienza, servizi fino all’ultimo arrivo, attenzione indipendente dal passo o dalla prestazione.
Questo è stato, ed è, il primo asse del progetto.
Nel tempo, osservando gli eventi, parlando con organizzatori, ascoltando volontari e partecipanti, è emersa con chiarezza una consapevolezza ulteriore:
il rispetto non è una direzione unica.
Un evento sportivo non è soltanto un servizio offerto.
È una costruzione collettiva.
Esiste perché qualcuno si assume la responsabilità di organizzarlo.
Esiste perché decine di volontari presidiano incroci, ristori, segreterie.
Esiste perché un territorio accoglie e una comunità accetta di condividere spazi e tempi.
Esiste perché i partecipanti scelgono di esserci.
Da questa consapevolezza nasce la sezione Responsabilità condivisa.
Non si tratta di un nuovo regolamento.
Non di un codice di comportamento.
Non di una richiesta moralistica rivolta ai runner.
Si tratta di esplicitare una cultura che era già implicita nel progetto:
il rispetto che riceviamo è anche il rispetto che offriamo.
La nuova sezione raccoglie cinque pagine che articolano questo secondo asse:
- Il Manifesto: Il rispetto è una responsabilità condivisa
- Il ruolo del partecipante
- I volontari
- Il territorio che accoglie
- Organizzare è assumersi una responsabilità
Sono pagine che non introducono obblighi, ma chiariscono una visione.
Una visione in cui l’evento è un patto temporaneo tra persone, e la sua qualità dipende dall’equilibrio tra responsabilità garantite e responsabilità praticate.
RXR continua a riconoscere e valorizzare gli eventi che garantiscono rispetto ai partecipanti.
Oggi esplicita anche che quel rispetto vive dentro una relazione più ampia.
Una relazione tra chi organizza e chi partecipa.
Tra chi dona tempo e chi attraversa un percorso.
Tra sport e territorio.
La sezione Responsabilità condivisa non sostituisce nulla.
Completa.
Perché lo sport che vogliamo riconoscere è uno sport in cui la qualità non è solo organizzativa, ma culturale.
