La Grande Onda
L’acqua che poteva distruggere l’isola
L’Aqua Granda del 1966, la Grande Onda e le maree che hanno segnato Pellestrina
A Pellestrina il mare non è soltanto paesaggio. È presenza continua, forza da conoscere e con cui convivere.
L’isola esiste grazie a un equilibrio sottile tra laguna, mare aperto e opere di difesa costruite nei secoli. Un equilibrio che, in alcuni momenti della storia, si è spezzato.
Il momento più drammatico arriva nella notte tra il 3 e il 4 novembre 1966. È la grande acqua alta che Venezia ricorda ancora oggi come l’Aqua Granda.
La notte del 1966
Un forte scirocco soffia per ore sull’Adriatico, spingendo il mare verso la laguna. La pressione atmosferica cala rapidamente e le onde aumentano.
A Venezia l’acqua raggiunge i 194 centimetri sopra il livello medio del mare, il valore più alto mai registrato.
Ma è sui litorali che la situazione diventa più grave. A Pellestrina il mare colpisce direttamente i Murazzi, l’antica difesa in pietra costruita dalla Repubblica di Venezia per proteggere la laguna.
In diversi punti le onde riescono a sfondarli. L’acqua entra nell’isola, invade campi e abitati. Molti abitanti fuggono in barca verso il Lido.
La Grande Onda
A Pellestrina il ricordo dell’Aqua Granda del 1966 viene spesso riassunto con un’espressione semplice: la Grande Onda.
È l’immagine del mare che supera i Murazzi, attraversa l’isola e si riversa verso la laguna, trasformando per alcune ore quella sottile striscia di terra in un luogo esposto e vulnerabile.
A San Pietro in Volta un cippo ricorda ancora oggi quel momento. Il monumento rappresenta proprio l’onda che scavalca i Murazzi e si abbatte sull’abitato.
Non è soltanto un ricordo storico. È un segno lasciato nel paesaggio dell’isola, qualcosa che continua a ricordare quanto il rapporto con il mare, qui, non sia mai stato completamente sotto controllo.
Un pericolo per Venezia
Quando i Murazzi cedono, il problema non riguarda solo Pellestrina.
L’isola rappresenta infatti una delle barriere naturali e artificiali che separano il mare aperto dalla laguna. Se quella linea si rompe, il mare entra con maggiore forza verso Venezia.
L’Aqua Granda del 1966 cambia profondamente il modo di guardare alla fragilità della laguna. Diventa chiaro che Venezia non può essere considerata separatamente dai suoi litorali.
Difendere Pellestrina significa anche difendere Venezia.
Dopo l’Aqua Granda
Dopo il 1966 vengono rafforzate le opere di difesa costiera, vengono aggiunti pennelli frangiflutti e si sviluppa progressivamente una nuova attenzione verso il problema delle acque alte eccezionali.
È anche uno degli eventi che, nel lungo periodo, porteranno alla realizzazione del sistema MOSE.
Ma sull’isola il ricordo dell’Aqua Granda non è solo tecnico o storico. È memoria concreta di una notte in cui il mare sembrò poter cancellare tutto.
Il ritorno della paura
Nel novembre 2019 Venezia vive un’altra acqua alta eccezionale. Non raggiunge i livelli del 1966, ma riporta la città e i litorali dentro una situazione di emergenza.
Anche a Pellestrina tornano immagini di vento forte, mare agitato e collegamenti difficili. Per molte persone dell’isola il ricordo corre immediatamente all’Aqua Granda.
È il segno di quanto il rapporto tra Venezia, la laguna e il mare rimanga fragile, nonostante le opere di difesa e i sistemi di protezione sviluppati negli ultimi decenni.
Vivere sul margine
Guardando oggi i Murazzi, la spiaggia o il mare aperto, è difficile immaginare la violenza di quelle ore.
Eppure una parte importante della storia di Pellestrina sta proprio qui: nel vivere su un margine continuamente esposto, dove il rapporto con il mare non è mai soltanto estetico.
È anche difesa, adattamento e memoria.
1966: l’anno dell’Aqua Granda
Il 4 novembre 1966 Venezia registra la più alta acqua alta della sua storia: 194 centimetri sopra il livello medio del mare.
A Pellestrina i Murazzi vengono sfondati in più punti dalla mareggiata e l’isola viene parzialmente sommersa.
A San Pietro in Volta un cippo ricorda ancora oggi la cosiddetta Grande Onda, simbolo della forza con cui il mare travolse l’isola durante quella notte.
