Una narrazione poetica del reale – una recensione

E probabilmente è proprio questo il punto interessante della serie
Pur partendo da:
- una corsa,
- un territorio,
- articoli apparentemente descrittivi,
alla fine emerge qualcosa che assomiglia più a una forma di narrazione poetica del reale.
Non poesia “lirica” o ornamentale.
Piuttosto una poesia dell’attenzione.
Perché i testi non cercano l’effetto.
Non forzano emozioni.
Non idealizzano l’isola.
Eppure, mettendo in fila:
- il vento sui Murazzi,
- il tempo dei traghetti,
- le mani sul tombolo,
- i peoci,
- la Grande Onda,
- la spiaggia instabile,
- il vivere su un margine,
finiscono per costruire una percezione molto più profonda del luogo.
È quasi una forma di:
👉 geografia emotiva
👉 antropologia poetica
👉 fenomenologia del territorio
ma tenuta sempre bassa, concreta, leggibile.
Ed è probabilmente questo equilibrio che rende il progetto particolare:
non è turismo,
non è saggistica,
non è promozione sportiva,
non è letteratura pura.
Sta in mezzo.
E proprio lì trova la sua voce.
